Carne e clima: la connessione deve essere chiara chiaro

Acquistare un alimento senza sapere quale sia il suo impatto ambientale oggi è normale, come è normale non saper che la carne brasiliana la utilizza 200 volte più terra e provoca 80 volte più emissioni del tofu europeo. Ma non sarà sempre così, non può esserlo. L’influente UK Health Alliance on Climate Change Alleanza (UKHACC) che riunisce i maggiori professionisti britannici della salute, ha diffuso un importante rapporto. Il messaggio complessivo è che senza una drastica riduzione della produzione e del consumo di carne e latticini ci sono poche possibilità di evitare livelli pericolosi di cambiamento climatico ed è perciò necessaria un'azione istituzionale volta a diminuire il consumo di cibi ad alto impatto ambientale. L’Alliance chiede che le campagne di informazione pubblica includano messaggi di sensibilizzazione sul clima, che le etichette sugli alimenti ne rivelino l’impatto ambientale e che i 2 miliardi di sterline spesi ogni anno per la ristorazione collettiva nelle scuole, negli ospedali, nelle case di cura e nelle carceri soddisfino gli standard ambientali minimi. Oltre a confermare che un’alimentazione più sostenibile è migliore dal punto di vista della salute, chiede che il governo britannico indichi l'intenzione di imporre una carbon tax per i produttori sull’impatto climatico dei loro articoli, se l’industria del settore non agirà volontariamente nell’individuazione e nella dichiarazione dell’impronta ecologica di ogni item entro il 2025. Il cambiamento è necessario, in Italia, in Gran Bretagna e in tutto il mondo, istituzioni e aziende dovranno agire di concerto e il primo passo è senza dubbio favorire la transizione verso la scelta 100% vegetale, sostenendone la diffusione e incentivando l’abbandono degli alimenti di origine animale e la dismissione del nefasto sistema zootecnico globale. #NONCOMEPRIMA

IPBES: fuggire dall'Era Pandemica

Se non si cambia l'approccio al problema, passando dalla reazione - quella che il mondo ha in atto oggi - alla prevenzione, future pandemie emergeranno, si diffonderanno e uccideranno più del Covid-19. Il rapporto sui legami fra degrado della natura e rischi crescenti di pandemia diffuso dall'Ipbes, (Piattaforma intergovernativa di politica e scienza sulla biodiversità e i servizi ecosistemici) e redatto da 22 esperti internazionali suona un'ennesima sirena d'allarme, dopo quella di altre istituzioni globali. Si stima, dichiarano gli scienziati, che ci siano altri 1,7 milioni di virus ancora "non scoperti" in mammiferi e uccelli e che fino a 850.000 di loro siano in grado di infettare le persone [Continua a leggere]    

World Vegan Day: tutto un altro mondo

1° novembre, un altro World Vegan Day: il giorno in cui si celebra, per il 76° anno, la scelta di avere a cuore gli animali e il Pianeta, una scelta che coinvolge un numero sempre più elevato di persone. In base al Rapporto Italia di Eurispes, infatti, il 2,2 % della popolazione italiana è vegan. Ma non solo: l’apprezzamento per i cibi 100% vegetali è ben confermato da scaffali e reparti frigo colmi di una varietà di prodotti ‘verdi’ impensabile fino a qualche anno fa. L’incremento del 7,1% delle vendite di alimenti sostitutivi delle proteine animali, segnalata nel Rapporto Coop 2020, conferma i dati diffusi da Everli, il servizio di spesa online (attivo oltre 50 città italiane con Lidl, Coop, Esselunga, Conad, Carrefour) con una crescita del 14% rispetto allo scorso anno negli ordini di prodotti vegetariani e vegani. Anche Uber Eats, rileva che tra il 2018 e il 2020, il delivery vegan in Italia è aumentato del 300%, mentre per Deliveroo, i pasti vegan recapitati a casa, nel Regno Unito, ammontano a + 115% in un anno. [Continua a leggere ]

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